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  Proibizione di possedere la Bibbia

PROIBIZIONE DI POSSEDERE LA BIBBIA

  • Un primo atto ufficiale contro la lettura biblica risale al secolo XIII.
  • Il Concilio di Tolosa (1229), d'accordo con papa Gregorio IX, decretò nel canone 14 la proibizione per i laici di possedere copia della Bibbia.
  • Nel 1234 il Concilio di Tarragona ordinò che tutte le versioni della Bibbia nelle lingue parlate venissero, entro 8 giorni, consegnate ai vescovi per essere bruciate!
  • La bolla “Licet ab initio” istituita da papa Paolo III nel 1542, aveva tra i suoi compiti anche quello di controllare la produzione, la vendita e la diffusione degli stampati.
  • PapaPaolo IV nel 1558 emanò un Indice di libri proibiti e comprendeva anche 45 edizioni della Bibbia e i nomi di 61 stampatori responsabili della pubblicazione di libri eretici.
  • Nel Concilio di Trento, il 24 marzo 1564 fu pubblicato in una bolla papale (Index librorum prohibitorum) un documento che introduceva dieci Regole, la quarta delle quali proibiva la lettura della Bibbia in lingua volgare, se non dietro particolare licenza del vescovo.
  • Gregorio XV, nel 1622, eliminò anche questa remota possibilità revocando tutte le licenze concesse dai suoi predecessori.
  • Nel 1631, Urbano VII ingiunse di nuovo a tutti i possessori di copie della Bibbia di consegnarle alle autorità per bruciarle, pena la denuncia alla "santa" Inquisizione.
  • Più recentemente, Pio VII (1820) condannò con decreto la traduzione italiana della Bibbia, ivi inclusa quella di mons. Antonio Martini (1776), arcivescovo di Firenze. E la Bibbia fu nuovamente posta all'indice dei libri proibiti!
Perchè venne proibito possedere una Bibbia

Un primo atto ufficiale contro la lettura biblica risale al secolo XIII. Il Concilio di Tolosa (1229), d'accordo con papa Gregorio IX, decretò nel canone 14 la proibizione per i laici di possedere copia della Bibbia.
Nel 1234 il Concilio di Tarragona ordinò che tutte le versioni della Bibbia nelle lingue parlate venissero, entro 8 giorni, consegnate ai vescovi per essere bruciate!
Divieti simili furono emanati in tutta Europa da vescovi e da Concili provinciali fino al XVI secolo. Un'attività intensissima si ebbe soprattutto tra il XVI e XVII secolo, volta a frenare la diffusione della riforma protestante in Europa. La nuova Inquisizione romana, istituita da papa Paolo III con la bolla “Licet ab initio” del 1542, aveva tra i suoi compiti anche quello di controllare la produzione, la vendita e la diffusione degli stampati. Il primo Indice dei libri proibiti fu compilato nel dicembre del 1558 sotto il pontificato di Paolo IV. Vi erano elencate, tra l'altro, 45 edizioni proibite della Bibbia e del Nuovo Testamento e i nomi di 61 stampatori responsabili della pubblicazione di libri eretici.
Persino il Concilio di Trento, pur non pronunciandosi apertamente sulla lettura della Bibbia, compose un catalogo di libri di cui veniva proibita la lettura (sess. 18, 26-2-1562). Un paio di anni più tardi, il 24 marzo 1564, quel catalogo fu pubblicato in una bolla papale (Index librorum prohibitorum). Questo documento introduceva dieci Regole, la quarta delle quali proibiva la lettura della Bibbia in lingua volgare, se non dietro particolare licenza del vescovo.
Gregorio XV, nel 1622, eliminò anche questa remota possibilità revocando tutte le licenze concesse dai suoi predecessori. Nel 1631, Urbano VII ingiunse di nuovo a tutti i possessori di copie della Bibbia di consegnarle alle autorità per bruciarle, pena la denuncia alla "santa" Inquisizione. Più recentemente, Pio VII (1820) condannò con decreto la traduzione italiana della Bibbia, ivi inclusa quella di mons. Antonio Martini (1776), arcivescovo di Firenze. E la Bibbia fu nuovamente posta all'indice dei libri proibiti!
Oggi, a 30 anni dal Concilio Vaticano II, ci pensano degli editori a consentire la distribuzione della Bibbia. Un'apertura che appare tardiva e che rimane macchiata del sangue di molti cui la chiesa Cattolica Romana ha chiuso per secoli il testo biblico. Di quel sangue non s'è mai chiesto perdono.
Ci auguriamo che reclamizzare oggi la Bibbia come un bel romanzo affascinante non serva ad addolcirne il messaggio, e che la voglia di leggerla non passi con la rapidità di un consiglio per l'acquisto.

Perché la famiglia di Giovanni Diodati (autore della famosa Bibbia) erano scappati in svizzera? 
    
Perché questa Bibbia fu adottata come versione ufficiale del protestantesimo Italiano?

 
I genitori di Giovanni Diodati nonostante fossero dei nobili e facoltosi esponenti della repubblica di Lucca,  (basti pensare che il papà, Carlo Diodati fu battezzato da papa Paolo III e che il padrino fu l’Imperatore Carlo V) per amore del vangelo lasciarono il lusso ed il benessere e scapparono in svizzera.
La famiglia Diodati infatti dovette scappare dall’Italia quando si convertì al calvinismo.
Giovanni Diodati (Ginevra 1576- 1649) fu un teologo protestante. Fu professore di lingua ebraica all'Accademia di Calvino a Ginevra, pastore dal 1608 e professore di teologia dal 1606 al 1645.
Intraprese la traduzione dell'Antico e del Nuovo Testamento partendo dagli originali in ebraico e greco; e nel 1607 ne pubblica la prima edizione, corredata di note; poi nel 1641 la seconda versione ,riveduta e annotata più ampiamente dell'altra, con l'aggiunta di una versione metrica dei Salmi.
Nella prima pagina della Bibbia in italiano lui scriverà: "La Bibbia, cioè i libri del vecchio e del nuovo testamento, traslati in lingua italiana, da Giovanni Diodati, di nazionalità lucchese".
Questa traduzione fu interamente finanziata a proprie spese e impiegò 14 anni, ebbe subito gli elogi degli uomini più dotti del tempo, e anche chi la giudicò severamente dovette riconoscere che il Diodati aveva fatto un'opera pregevole.
Quasi trenta anni dopo 1640/41 ci fu una seconda edizione migliorata.
Quest’opera monumentale ha fornito al protestantesimo italiano la sua versione ufficiale e standard della Bibbia. Il merito del Diodati fu quello di produrre, lui solo, una delle maggiori bibbie del Protestantesimo europeo, da mettersi sul livello della Bibbia tedesca di Lutero e di quella inglese autorizzata dal re Giacomo.
Caratteristiche.
Un aspro critico della sua Bibbia aveva tuttavia affermato: "Il metodo seguito nella versione è più quello di un teologo e predicatore che di dotto critico. Egli ha cercato soprattutto la verità significata, togliendo ciò che per lui era ambigui, quindi egli pone nel testo parole che non compaiono nell'originale, ma che rendono vera significazione, parole che giustamente vengono stampate in caratteri diversi per mostrare come esse siano state aggiunte per renderlo più intellegibile, ma che non sono di intralcio al senso del testo. Bisogna ciononostante confessare che, in molti luoghi, egli spiega con molta più chiarezza di altri traduttori.
I caratteri eccellenti che distinguevano la versione del Diodati erano dunque molti:
  1. in primo luogo la fedeltà, qualità essenziale per interpretare il testo sacro;
  2. in secondo luogo la chiarezza, dovuta all'integrità dei termini usati dal traduttore ed alle parafrasi che, sebbene molto criticate, non sono meno utili per il significato del senso biblico;
  3. in terzo luogo il valore teologico delle note e dei commenti che accompagnano la versione, che testimoniano una profonda conoscenza delle lingue antiche ed una completa comprensione delle Scritture;
  4. ed infine grande eleganza di stile.


lettera di Giovanni Diodati a J. A. De Thou (1607) 

"........mi sono proposto con tutte le mie forze e nella più grande coscienza........ di aprire la porta ai nostri italiani alla conoscenza della verità celeste.

Nostro Signore, che mi ha miracolosamente guidato e fortificato in quest'opera, la fortifichi con la Sua benedizione.

Solo alla benedizione del Signore addebito la perfezione della mia opera……a salute di coloro che Gli appartengono, il che è e sarà sempre l'unico obiettivo a cui dirigerò tutti i miei sforzi".









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