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  la penitenza o confessione

LA PENITENZA (O CONFESSIONE)

Mediante la penitenza vengono rimessi dal sacerdote, che ne è il ministro, i peccati mortali commessi dopo il battesimo perché il sacerdote ha ricevuto da Cristo il potere di rimettere i peccati. Questo sacramento è assolutamente necessario alla salvezza. Chi commette i peccati mortali e non si confessa va all’inferno.

La ragione per cui questo sacramento è chiamato penitenza è “perché per ottenere il perdono dei peccati è necessario pentirsene e fare la penitenza che ingiunge il confessore”; è chiamato confessione invece “perché è necessario confessare al sacerdote tutti i propri peccati mortali”.


L’assoluzione, ossia la sentenza con cui il sacerdote, in nome di Gesù Cristo, rimette i peccati al penitente (dicendo: Io ti assolvo dai tuoi peccati nel nome del Padre e del Figliuolo e dello Spirito Santo. Così sia) è considerato un vero atto giuridico pronunziato da un giudice con il quale il peccatore viene assolto.

Documentazione stoica:

  • IV Concilio Laterano del 1215

Questo concilio introdurre il dogma della penitenza obbligatoria da farsi al sacerdote con le seguenti parole: “Qualsiasi fedele dell’uno o dell’altro sesso, giunto all’età di ragione, confessi fedelmente, da solo, tutti i suoi peccati, al proprio parroco almeno una volta l’anno...’.

  • Concilio di Tolosa 1229
Tenendo presente che in quel tempo Innocenzo III (1198-1216) perseguitava a morte gli Albigesi, i Valdesi e i Catari, ed aveva ordinato di denunciarli sotto pena di scomunica, non sorprende un gran che se egli abbia pensato di rendere la confessione al prete obbligatoria. Perché in questa maniera egli poteva venire a sapere chi erano e dove abitavano coloro che dissentivano dalla chiesa cattolica per poterli sterminare. E che questa sia la ragione che spinse a rendere obbligatoria una cosa che fino a quel tempo era stata facoltativa ce lo dice il seguente fatto. Il concilio di Tolosa nel 1229 estese il precetto di Innocenzo III, ordinando che la confessione fosse fatta tre volte all’anno, dicendo che emanava quel decreto per potere più efficacemente distruggere l’eresia e che dichiarava sospetti d’eresia coloro che non si sarebbero confessati tre volte all’anno.





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